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Paragrafo 7 . La Cina dal "grande balzo" alla "rivoluzione culturale".

     
In  Cina, alla fine degli anni Cinquanta, dopo il fallimento del primo
piano  di  sviluppo  secondo il modello sovietico, vennero  decise  le
nuove  linee da seguire per realizzare il cosiddetto "grande balzo  in
avanti".  Esso avrebbe dovuto portare l'economia al livello dei  paesi
pi   avanzati,  attraverso  il  contemporaneo  sviluppo  agricolo   e
industriale.  Tutta la popolazione venne mobilitata;  in  campagna  si
formarono comuni popolari, dove i contadini erano impiegati nei lavori
agricoli, in quelli artigiani e addirittura nella produzione di  ferro
e  acciaio  con piccoli altiforni rurali, secondo metodi risalenti  al
Medioevo. I cinesi, chiamati a sostenere uno sforzo gigantesco,  erano
sottoposti  ad  un'intensa  propaganda e  a  una  disciplina  di  tipo
militare.  Si  trattava per di un'impresa decisamente  sproporzionata
rispetto  alle capacit di resistenza degli uomini ed alle possibilit
generali  del  paese.  Quando al logoramento  dei  lavoratori  e  alla
mancanza  di  risorse,  aggravati  dalla  cattiva  organizzazione,  si
sommarono  le  calamit naturali, i cattivi raccolti e la  fine  degli
aiuti  sovietici,  conseguente alla rottura dei  rapporti  tra  i  due
paesi, anche questo piano si avvi verso un clamoroso insuccesso.
     In  seguito  al  fallimento del "grande balzo", Mao  Tse-tung  fu
costretto  ad  abbandonare la presidenza della  repubblica.  Il  nuovo
presidente, Liu Shao-chi, adott una politica economica che favor  la
ricomparsa della propriet privata e del libero mercato. Mao e i  suoi
seguaci   ritenevano  invece  che  fosse  necessario   rafforzare   il
collettivismo e a tale scopo, tra il 1965 e il 1966, con  il  sostegno
determinante  di Lin Piao, capo dell'esercito popolare, attuarono  una
"rivoluzione  culturale". Questa si fond su  una  vasta  campagna  di
formazione   ideologica  e  di  propaganda,  volta  ad  orientare   la
popolazione  verso la realizzazione del socialismo, a  rimuovere  ogni
residuo  di  mentalit  classista e ad  allontare  i  reazionari  o  i
sospetti tali dagli apparati del partito e dello stato.
     Particolarmente impegnate nella rivoluzione culturale  furono  le
masse  studentesche,  che  inquadrate in gruppi  di  propaganda  e  di
mobilitazione   costituirono  le  "guardie  rosse".  Molti   esponenti
dell'apparato  statale, del partito, dei sindacati  e  della  cultura,
accusati  di essere contrari al maoismo, vennero duramente  attaccati,
privati dei loro incarichi e costretti alla "rieducazione"; lo  stesso
Liu Shao-chi venne espulso dal partito nell'ottobre del 1968. L'azione
dei giovani venne in molti casi strumentalizzata dai dirigenti in
     
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     lotta  e  fin spesso per sfuggire al controllo dei  suoi  stessi
promotori:  violenti  scontri si verificarono frequentemente  tra  gli
studenti da una parte e gli operai e i contadini dall'altra e numerose
furono   le  divisioni  e  le  contrapposizioni  tra  i  vari   gruppi
studenteschi. La situazione divenne cos tesa da far temere lo scoppio
di  una  vera  e propria guerra civile. Il ruolo degli studenti  venne
pertanto   gradualmente  ridimensionato:  le  guardie   rosse   furono
assorbite   nell'esercito   e   molti  dirigenti   giovanili   vennero
isolati. La rivoluzione culturale comunque non cess, anzi si  estese,
coinvolgendo pi direttamente l'esercito popolare, le masse  contadine
e   consistenti  gruppi  di  operai  e  consent  a  Mao  Tse-tung  di
riconquistare il controllo del partito e dello stato.
     Gli  anni  successivi videro tra i massimi protagonisti Chou  En-
lai, primo ministro dal 1949 al 1976, che guid sia la normalizzazione
interna sia l'apertura verso gli Stati Uniti, sancita dalla visita del
presidente  Nixon  a  Pechino nell'estate del 1972  e  dall'ammissione
della Cina popolare all'ONU al posto della repubblica nazionalista  di
Chiang Kai-shek.
